Abbiamo vendemmiato in anticipo
perché ce l’ha chiesto la vigna
Lo saprete già ma ve lo diciamo anche noi, sai mai: siamo in overshoot.
Per le poche persone rimaste a non saperlo: la temperatura media di agosto sul territorio nazionale è stata di 25,6 gradi centigradi con un’anomalia termica di +5,2°C rispetto alla temperatura media nel mese di agosto tra 1951-1980 (di 20,4°) e di +3,5°C rispetto alla media di agosto tra 1991-2020 (di 22,1°).
Ora, non siamo qui a fare le catastrofiste perché non ce n’è bisogno, ce ne rendiamo tutti conto in autonomia. Quello che però vogliamo spiegare è cosa succede a chi gestisce un’azienda agricola in tempi (climatici) come questi.
Cosa succede a chi vive di natura e territorio. Succede, per esempio, di vendemmiare a Ferragosto!
Non siamo state le sole: il 2026, infatti, è una delle annate con l’anticipo più marcato nella vendemmia italiana, insieme a Francia e Spagna. I due responsabili li conosciamo: caldo record e siccità estiva. Oltre al caldo, la stagione estiva è stata segnata infatti da precipitazioni scarse o irregolari, forti piogge e grandine.
Il meccanismo biologico è semplice: la vite segue un ciclo vegetativo molto sensibile al clima, e quando le temperature aumentano, le fasi di sviluppo – germogliamento, fioritura, invaiatura, maturazione – possono accelerare tutte. Proviamo a sintetizzare: le temperature elevate accelerano la concentrazione degli zuccheri negli acini, quindi le uve maturano prima. Dunque, chiedono di essere raccolte.
Avendo scelto l’agricoltura per mestiere e per passione sappiamo che ormai bisogna agire in prevenzione: una scelta intelligente è quella di non fissare la data della vendemmia solo guardando il calendario, ma analizzando le uve in base a diversi parametri, per trovare il miglior equilibrio. È per questo che ci serviamo del supporto di agronomi esperti.
Vi lasciamo con una nota positiva, per rassicurarvi sul vino che troverete in tavola!
Nonostante tutto, siamo molto ottimiste sulla qualità: il caldo record ha anticipato la vendemmia, ma il gusto del vino nuovo non è compromesso. Uve in salute e un buon equilibrio vegetativo assicurano anche quest’anno di poter accompagnare la Petroniana con un ottimo calice di Lunarosso.

